Le diverse forme dei legami dipendenti

Dipendenza e controdipendenza affettiva:

dalle passioni scriteriate all'indifferenza vuota

 

di Massimo Borgioni

a cura di Martina Fino

 

La dipendenza affettiva può essere definita come una forma di rigidità relazionale che tende a riprodursi in modo stereotipato nei confronti di un partner destinato a svolgere un ruolo, altrettanto rigido, e complementare.

Ciò che caratterizza la dipendenza affettiva da altre tipologie di dipendenza, nelle sue differenti forme, è la difficoltà di integrazione della polarità di dipendenza- indipendenza che tende a cristallizzarsi nella persona, dipendente affettiva, su uno degli estremi della polarità, interrompendo il continuum delle soluzioni relazionali e manifestandosi in un solo tipo di risposta: l'aggrapparsi all'altro o il rifuggirne. In questa prospettiva l'autore inserisce nel quadro classico del dipendente affettivo non solo colui che non può vivere senza l'altro, ma anche colui che non riesce a creare relazioni significative con gli altri, oltre che con se stesso; il sottotitolo del libro, "dalle passioni scriteriate all'indifferenza vuota", rimanda infatti a queste differenti forme di dipendenza affettiva. Borgioni, nel primo capitolo, cerca di indagare gli aspetti eziopatogenetici della dipendenza affettiva, mettendo in luce come essa sia fortemente correlata ad un attaccamento insicuro-ambivalente, in cui il bambino ha percepito la presenza dei genitori, ma non li ha vissuti come una reale "base sicura" su cui contare veramente. 

Lo schema di attaccamento insicuro-ambivalente è caratterizzato da discontinuità ed instabilità della figura di attaccamento; il bambino vive la figura significativa come intermittente e questo genera angoscia da separazione, in quanto, il ritorno dell'altro significativo, non è mai vissuto come certo. Tale modello operativo interno tende ad essere poi generalizzato e riproposto dalle relazioni primarie alle relazioni d'intimità dell'adulto con problematiche di dipendenza affettiva. Nell'esperienza clinica si riscontra spesso che il dipendente affettivo è stato un bambino "adultizzato" che si è preso cura di genitori problematici con il messaggio implicito "se vuoi che ti voglia bene devi prima occuparti di me e salvarmi"; questo implica per il dipendente affettivo aver imparato che la "conditio sine qua non" del ricevere attenzioni e amore è l'autosacrificio e la negazione di se stesso. L'autore propone di analizzare la fenomenologia della dipendenza affettiva in funzione di cinque variabili: il  legame che l'affettivo-dipendente crea con il partner; il sentimento prevalente che caratterizza il suo vissuto; l'illusione su cui si nutre il rapporto; la distorsione cognitiva di base e l'atteggiamento ricorrente proposto dal dipendente. Sulla base di queste cinque variabili la dipendenza affettiva può manifestarsi nelle seguenti forme: passivo-dipendente, co-dipendente, aggressivo dipendente e contro-dipendente.Nella forma passivo-dipendente il legame è caratterizzato dalla dipendenza dal partner e dalla convinzione di non avere alcuna alternativa accettabile alla relazione che viene vissuta in maniera disfunzionale e patologica. Il sentimento prevalente è l'angoscia abbandonica che porta il dipendente a vivere sempre nella costante minaccia di essere abbandonato e nella difficoltà a lasciarsi andare del tutto nella relazione che, a volte, può esprimersi anche sul piano della sessualità, attraverso l'esperienza dell'anorgasmia. Il passivo-dipendente, attraverso il messaggio implicito "tu mi salverai", nutre un'illusione salvifica da parte del partner, ricercando nella relazione di dipendenza un riscatto da tutte le deprivazioni subite nel passato. Questa illusione porta il dipendente a creare una distorsione cognitiva di sè che implica una forte idealizzazione del partner ed una marcata svalutazione di se stesso. L'atteggiamento prevalente del passivo-dipendente è caratterizzata da un'oscillazione tra condotte di asservimento e di protesta impotente. Secondo l'autore la forma passivo-dipendente  può essere ben riassunta dal motto relazionale: "ti amo perchè ho bisogno di te". 

Nella forma del co-dipendente il legame si basa sul bisogno del partner; è il bisogno di cure e di aiuto da parte del partner a fare da collante alla relazione. Il codipendente si lega sempre a qualcuno in uno stato di necessità che funge da garante di stabilità della relazione, come se si dicesse: "Finchè l'altro avrà bisogno di me, non potrà lasciarmi". Nonostante il codipendente sembri lotti per aiutare il partner, è in realtà intimorito e preoccupato che ciò accada realmente, poichè in tal caso potrebbe essere abbandonato. Spesso i codipendenti possono quindi rivestire il ruolo di sabotatori rispetto ad un percorso terapeutico positivo del partner. L'atteggiamento prevalente del codipendente è la totale dedizione con cui si occupa del partner problematico, mentre il suo sentimento dominante è la speranza di riuscire a salvarlo con il suo amore e la sua funzione di controllo. In realtà il codipendente sembra muoversi tra due polarità ambivalenti: voglio guarirti, ma non voglio che tu guarisca, perchè ciò significa perderti. In realtà queste polarità, apparentemente contraddittorie, cooperano tra loro per mantenersi in vita a vicenda, poichè in realtà il tentativo di aiuto del codipendente risulta essere vano, permettendo così di tenere sempre viva la speranza che un giorno il partner potrà essere salvato. La distorsione cognitiva del codipendente affettivo consiste in un'idealizzazione sia del partner, che riceve aiuto, sia di se stesso che si sacrifica per aiutarlo. Il codipendente nutre quindi un'illusione salvifica: "io ti salverò"; in realtà è un'illusione autosalvifica, poichè salvando l'altro, immagina di salvare se stesso. In realtà l'unica possibilità di salvataggio deriva dalla separazione dei partners, poichè il rimanere dentro questa relazione patologica non porterà mai nessun salvatore e nessun salvato. Secondo l'autore, la codipendenza può essere declinata dal motto relazionale: "Ti amo perchè hai bisogno di me". 

La terza forma di dipendenza affettiva, l'aggressivo-dipendente, è molto meno conosciuta rispetto all'immaginario classico del dipendente affettivo, poichè mette in primo piano l'aspetto sadico del dipendente, come colui che procura egli stesso sofferenza e umiliazione ai suoi partner. Il legame di dipendenza che caratterizza questa forma è la dipendenza dalla relazione, ovvero dal legame in sè, vissuto come unica relazione possibile. L'aggressivo-dipendente sceglie la relazione meno peggio, legandosi ad una relazione non soddisfacente, pur di non rimanere solo. Spesso questa forma di dipendenza non si sviluppa come forma primaria, ma come effetto di una serie di relazioni di coppia fallimentari che portano l'aggressivo-dipendente a credere che sia meglio accontentarsi. Il sentimento prevalente è il disprezzo: verso se stessi e verso l'altro. Il partner è costantemente svalutato e disprezzato e diviene il capro espiatorio di tutte le frustrazioni dell'aggressivo-dipendente. Questa relazione si muove in un continuo meccanismo di auto ed etero disconferma che alimenta una crescente negatività e passività che caratterizza un legame, che seppur carico di disprezzo, è molto forte e di difficile rottura. L'illusione di questa forma di dipendenza è un'illusione negativa, pessimistica e anti-salvifica che alimenta la distorsione cognitiva della negazione di sè e dell'altro, come se la persona si dicesse: "Tu non sarai mai capace di prenderti cura di me, così come io non potrò mai avere cura di te". Questo copione relazionale si esprime in un atteggiamento prevalente di aggressione, auto ed etero diretta, che si esprime con la svalutazione e la negazione di sè e dell'altro. Un possibile motto dell'aggressivo dipendente, secondo l'autore, può essere: "Ti odio perchè somigli a me". 

L'ultima forma di dipendenza è quella della contro-dipendenza. Il contro-dipendente è colui che evita con cura qualsiasi legame d'intimità. Egli è cresciuto in un clima di rifiuto e di deprivazione emotiva che gli ha insegnato a provare vergogna per le sue manifestazioni di bisogno e di fragilità, congelandolo nella impossibilità di avvicinarsi all'altro e di riconoscere i propri e altrui bisogni. Nella forma di controdipendenza il legame è assente e inesistente; il sentimento prevalente è la freddezza e la mancanza di empatia che non permettono al controdipendente di incontrare l'altro, alimentando l'illusione di indipendenza e autonomia che si esprime nell'implicito: "Io non ho bisogno". Il controdipendente è caratterizzato dalla distorsione cognitiva che implica un'idealizzazione di sè e una negazione dell'altro. L'atteggiamento prevalente è inevitabilmente quello dell'evitamento dell'altro o dello sfruttamento emotivo. Secondo l'autore, il motto del controdipendente può essere: "Non ti amo e non ho bisogno di te". 

Oltre ad individuare le differenti forme di dipendenza affettiva, l'autore nel terzo e quarto capitolo del libro, riflette sulla relazione tra dipendenza affettiva e tossicodipendenza e tra codipendenza e la scelta di professioni basate sulle relazioni d'aiuto, evidenziandone rischi e risorse. Nell'ultimo capitolo l'autore, invece, si sofferma a riflettere sul trattamento terapeutico del dipendente affettivo secondo l'approccio della terapia centrata sul cliente. Il principale obiettivo terapeutico mira essenzialmente allo sviluppo dell'empowerment dei clienti con problemi di dipendenza affettiva; la chiave terapeutica, in ottica umanistica, coincide con il recupero da parte del cliente della capacità di autoregolazione tra i bisogni di affermazione del sè e quelli di apertura al contatto interpersonale. Ho trovato questo testo molto interessante ed un utile "mappa"di lavoro per l'esplorazione della visione del mondo del dipendente affettivo; aiutare la persona a riconoscere la forma di dipendenza in cui è immerso e aiutarlo a prenderne consapevolezza diventa, a mio avviso, un primo passo necessario per poter iniziare un vero lavoro di integrazione della polarità dipendenza-indipendenza.

Il contributo di Carl Rogers: la comprensione empatica e il cambiamento

 

(di Francesca Sacchelli)

 

“Se veramente mi permetto di capire un'altra persona, posso essere cambiato da quanto comprendo” (Rogers C., pag.36, 2013). Negli anni ’60 Carl Rogers, esponente principale della psicologia umanistica, con il suo approccio non direttivo centrato sulla persona, tratta dell’ascolto e della comprensione empatica come di una delle tre condizioni necessarie e sufficienti affinchè l’intervento di aiuto volto alla modificazione personale sia efficace. In quest’ottica l’empatia consiste in un particolare atteggiamento pscicologico dell'operatore della relazione di aiuto, una competenza cardine, che lo porta a sentire il mondo privato del cliente “come se” fosse il proprio, senza tuttavia smarrire mai questa condizione del “come se”, così da non aggiungere le proprie emozioni e sentimenti a quelli del cliente. Si tratta in altri termini del processo esperienziale ed interpersonale dell’entrare in contatto profondo con il mondo interiore di un’altra persona riuscendo a seguirne, sintonizzandosi con essi, sfumature di senso e sentimento, cum-prendendo l’essenza del suo vissuto nel qui e ora...(Leggi di più)

The only person who is educated is the one who has learned how to learn and change. The good life is a process, not a state of being. It is a direction, not a destination

  (Carl Rogers) 

I do my thing and you do your thing. I am not in this world to live up to your expectations, and you are not in this world to live up to mine. You are you, and I am I, and if by chance we find each other, it's beautiful. If not, it can't be helped

(F.S. Perls)

The only real voyage of discovery consists not in seeking new landscapes, but in having new eyes

(M. Proust)

Dragonfly: la creatura del vento e del cambiamento favorevole               

Una leggenda narra di come la libellula fosse una volta un drago molto saggio che volando portava la luce, di notte, grazie al suo respiro di fuoco. Il suo magico respiro creò l’arte della magia e l’illusione della forma cangiante. Tradizionalmente, la libellula è il simbolo della trasformazione e del costante processo di cambiamento nella vita. Anche se trascorre la maggior parte della sua esistenza sul fondo di uno stagno, la libellula emerge poi dall’abisso e impara a volare. Graziosa ed elegante, capace di incredibili manovre aeree, con le sue ali lucenti, piene dei colori dell’arcobaleno, si fa strada attraverso il peso dell’acqua e nella luce del sole, ottenendo quello di cui ha bisogno per cambiare e svilupparsi. Quando è pronta, mette da parte il suo involucro protettivo e vola via dallo stagno...(leggi di più)

 

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