"violenza psicologica: un fenomeno sottostimato" Di francesca sacchelli

La violenza psicologica è un fenomeno sottostimato e tuttavia non meno reale della violenza fisica. Sebbene sia più subdola e sfuggente da rilevare, costituisce, al pari della seconda, un reato."La cosa che non capisco è come una persona intelligente abbia potuto o possa accettare di essere trattata così": sentire spesso affermazioni o domande di questo tipo invita ad interrogarsi su cosa possa spingere una persona a subire, finanche a colludere con, la propria distruzione psicologica, a diversi gradi di intensità.

Esistono particolari indicatori che possono far sospettare una situazione di abuso psicologico: la condizione di "isolamento" a cui il soggetto maltrattante confina la vittima, la dispercezione (intesa come non riconoscimento) da parte di quest’ultima dell’abuso come tale, insieme al mancato ricordo del proprio valore.

Gli abusi psicologici si sostanziano in condotte ipercontrollanti, denigrazione, svalutazione, derisione, aggressione verbale, insulti, esasperata e immotivata gelosia, possessività ecc  e vengono denunciati in una bassa percentuale di casi.

Diversi possono essere i meccanismi psicologici e i fattori socioculturali a monte della perpetrazione e dell’accettazione della violenza psicologica.  Le dinamiche della violenza psicologica, meno esplicite rispetto a quelle della violenza fisica, possono svilupparsi nella coppia, in famiglia, nei gruppi, ed hanno conseguenze deleterie per le vittime.

Dietro la violenza psicologica, esistono fondamentalmente due tipi di disposizioni aggressive:

1) nella grande maggioranza delle relazioni fra adulti si tratta di un’aggressività che tende a preservare il proprio sè, proiettando sul partner le caratteristiche che il soggetto non è capace di riconoscersi o accettare. L’altro diventa perciò una sorta di incarnazione di un ostacolo che si frappone tra il sé e gli obiettivi personali. In questo tipo di reazione comportamentale non c’è tuttavia una vera e propria intenzione di ferire.

2) Diverso è invece il caso dell'aggressività sadica tipica delle relazioni perverse, in cui la violenza psicologica lungi dall’essere una reazione si configura come una scelta attivamente messa in atto con l’intento di umiliare e ferire l’atra persona. In questo caso la vittima comincia a sentirsi mancante e/o insufficiente sperimentando una grande sofferenza, una sensazione di impotenza e di confusione crescente rispetto a quanto sta accadendo.

La violenza psicologica, per poter definirsi tale, non si riduce a un singolo episodio ma si protrae nel tempo creando un’atmosfera particolare (Gaslighting), ossia un clima relazionale disfunzionale continuamente sostenuto dal dubbio che si instaura progressivamente all’interno del legame perverso. Il partner maltrattante attraverso tecniche manipolatorie, conduce la vittima a dubitare delle proprie percezioni fino a un senso di destabilizzazione crescente, presentando invece se stesso come vittima della sua  “follia”.

E’ tipico interrogarsi, da parte della vittima di un legame abusante (ad es. con un partner narcisista perverso), sulla propria sanità mentale.

Gli effetti a lungo termine di violenze psicologiche di questo tipo possono essere devastanti, erodendo in profondità l’autostima, la rete sociale, la fiducia verso se stessi, gli altri e le nuove relazioni, oppure portare alla convinzione di non essere meritevoli di un sano affetto.

In alcuni casi le vittime di violenza psicologica sono reticenti a uscire dalla relazione e a chiedere aiuto perchè spaventate dalla solitudine e/o perchè si illudono che il rapporto possa cambiare. In generale, purtroppo, mentre nei casi di violenza fisica è più facile che la vittima faccia una richiesta di aiuto, nei casi di violenza psicologica può trovarsi essa stessa ad attivare strategie di fronteggiamento della situazione in termini di minimizzazione o addirittura di negazione della violenza, pur di rimanere nella relazione. E’ importante diventare consapevoli di ciò che sta succedendo, affrontarlo, e assumersi la responsabilità di uscire dal legame violento rivolgendosi a enti e/o professionisti competenti. 

 

(Dott.ssa Francesca Sacchelli)

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